Da un teaser su Cagliari all’altro
Ieri, mentre preparavo la recensione della Cagliari Unofficial Guide, ho trovato un video che voglio farvi vedere.
È una pubblicità (si scopre a metà del video) ma prima di tutto è una descrizione di Cagliari a uso turisti, secondo me tra l’altro fatta piuttosto bene, divertente e accattivante.
Ma quello che mi interessa soprattutto non è tanto discutere sul video (ripeto: divertente) quanto ragionare sul come Cagliari si propone all’esterno e su quali sue dimensioni si concentrano coloro che la devono presentare ai turisti – in due parole: la California, o la Barcellona sotto casa. Manca qualcosa? Secondo me sì, e il confronto con la Cagliari Unofficial Guide consente di cogliere meglio almeno alcune omissioni, dentro un quadro – quello della città come spazio per il relax e la vita sociale, che sono comuni alle due impostazioni. Il dibattito è aperto, e mi farebbe piacere sentire altre opinioni, ma prima godetevi il video:
Questo e’ basato sul cibo: ma mangiare si puo’ fare anche stando a casa
Beh, ma per il turista quello che mangerà è importante…
Vero, ma insisto che cosi’ e’ troppo facile.
Visto che stasera sono in vena, organizzare delle visite turistiche mettendo al centro il cibo e’ un po’ come organizzare un parco di divertimenti basato sulle montagne russe: tecnicamente puo’ essere difficile, ma la fantasia dov’e’?
Il tema secondo me non è questo: è come il T-Hotel descrive Cagliari: posto dove passeggiare, rilassarsi, conoscere gente servizievole, guardare il mare (non fare il bagno) e fare un po’ di shopping.
È una descrizione corretta, panorami, buon clima, accoglienza e, come noti tu, buon cibo. Però lascia fuori un sacco di cose, solo alcune delle quali, peraltro, ci sono nel video della Cagliari Unofficial Guide: si può dire che può darsi che le lasci fuori perché il target a cui si rivolge non è interessato a percorsi naturalistici, arte, tradizioni eccetera, ma la domanda rimane: perché Cagliari viene “venduta” a questo pubblico?
Ho in mente una risposta piuttosto banale, la scrivo subito ma prima di argomentarla ho bisogno di pensarci un po’ – panorami, buon clima, accoglienza e buon cibo sono cose con magari componenti tecniche da gestire che potrebbero essere difficili, ma si tratta del “qui e adesso” che non richiede nessuno sforzo per essere goduto (esattamente come le montagne russe: secondo me il collegamento c’e’) … so di non spiegarmi bene, quindi prometto che ritornero’ sull’argomento fra un paio di giorni.
Citando da “La scienza grama”: ma la rozzezza (almeno apparente) della sua strumentazione culturale è sconcertante: le persone reagiscono a incentivi. Punto. Io un collegamento tra il fatto che Cagliari viene venduta ad un pubblico che non è interessato a percorsi naturalistici, arte, tradizioni e il fatto che il libro scritto da un brillante economista sia poco sofisticato ce lo vedo – puo’ darsi che mi sbagli di grosso. La mia impressione è che tutte e due le cose derivino da due fattori – uno, la pressione mentale derivante dai lavori tecnici, che toglie energie ad altri tipi di riflessioni, due, dal vantaggio “sistematico” che ha la standardizzazione sul fare le cose ogni volta in un modo diverso (che e’ vera senz’altro per la tecnologia, pero’ si riflette sul pensiero).