Il micetto di casa
Mi capita, di questi tempi, di visitare un sacco di farmacie. Non è di solito un’incombenza allegra, anche se scopro che i farmacisti sono, in sé, un’eterogenea brigata di tizi con tutta una gamma di tic e di particolarità. E poi un po’ mi perdo nel rutilante mondo delle creme per il mare, dei prodotti anti-age e degli integratori per la regolarità intestinale che devi superare per arrivare finalmente al bancone e chiedere quel che ti interessa.
Ma non è di questo che voglio parlare. Il fatto è che mi rendo conto che le farmacie offrono un punto d’osservazione privilegiato sulla varia umanità che rivaleggia coi mezzi pubblici di trasporto.
Come nella storia del gatto di casa.
A fianco a me c’è un ragazzo al bancone: vestito un po’ no global, con i pantaloncini tipo militare e un gran calzino di tatuaggi nella gamba destra.
Chiede al farmacista qualcosa di rinfrescante.
Quello è un po’ perplesso e l’altro spiega: un disinfettante.
Mentre il farmacista pesca sotto il bancone una bottiglia di qualcosa di standard, l’altro aggiunge: «Sa, l’ha morsa il gatto e c’è un po’ di gonfiore, ma è il gatto di casa».
Io penso che il morso del gatto di solito può dare infezioni e che forse andrebbe fatto vedere, ma il farmacista sembra piuttosto tranquillo. Appena appena esitante, ma tranquillo.
Mentre sta per far vedere il flacone al cliente, quello precisa: «È perché il braccio si è gonfiato molto, e quindi volevo medicarla».
La storia del braccio gonfio vince le resistenze del farmacista, che assume il tono dottorale: una medicazione casalinga va bene, ma se il gonfiore non è intorno alla ferita ma interessa tutto il braccio poi magari, magari, sarebbe il caso di far vedere la ferita al medico, che solo può giudicare che cosa sia necessario, soprattutto in presenza di gonfiore rilevante…
Si, si, dice l’altro. Casomai vediamo. È solo che l’ha morsa il gatto di casa, e allora adesso il braccio si è irrigidito e non riesce più a muoverlo.
Non riesce più a muovere il braccio.
Io guardo di sottecchi il farmacista e vedo che impallidisce: come, non riesce a muovere il braccio?!
Ma no, fa l’altro, conciliante. È solo che probabilmente ha lesionato un tendine.
Un tendine. Cosa vuoi che sia.
Il farmacista tiene un’altra conferenza, che può essere riassunta nella frase: vada dal medico. Subito. ADESSO.
«Ma è il gatto di casa», fa quello.
Sto rivalutando il farmacista: perché alla fine si vede che le cose le sa. Il morso e il graffio del gatto, spiega, sono spesso pericolosi perché la bocca e le unghie sono ricettacolo di batteri che possono dare origine a infezioni, anche potenzialmente molto peric…
«Ma è il gatto di casa».
Il farmacista diventa rosso, giuro. «Cosa vuol dire gatto di casa e gatto di casa», esclama. «È comunque pericoloso!».
«Ma è il gatto di casa», fa quello, lamentoso. «Non esce mai, mangia croccantini. Che batteri vuole che abbia?».
A quel punto mi hanno servito e me ne sono andato.
Mi chiedo se il farmacista è sopravvissuto.
P.S. Come sapete curo con i Fabbricastorie la pagina di Roba da giocatori di ruolo. Anche noi ci siamo fatti la nostra collezione di gattini, e le illustrazioni dell’articolo sono prese da lì.
io mi chiedo se sia sopravissuta la vittima ^–^
Oddio uno dei miei giochi preferiti con il mio gatto e fargli correre la mano avanti e indietro con lui che la mordicchia … 😀
Ora sai cosa rischi… 😛